La crisi della società moderna

Il 2018 può essere l’anno della nuova rivoluzione culturale italiana?

Probabilmente non lo sarà. Certo, il 4 marzo, giorno delle elezioni politiche nazionali, è stato un vero segno di rottura con il passato. Non voglio essere di parte, ma una considerazione la devo fare: mi ha stupito molto che dopo gli ultimi anni di governo,  anche senza considerare i precedenti, il PD abbia comunque preso un 20% e Forza Italia di Berlusconi quasi il 15%. Il 18% della Lega non mi ha stupito molto, considerando le politiche attuate dalla “sinistra” nell’ultima legislatura e tenendo presente anche i continui cambi di premiership effettuati come se fossero assolutamente normali. Il M5S ha evidentemente raggiunto un risultato record, il 32%, anche se questo significa che negli ultimi anni hanno aumentato il loro consenso solamente del 7%, dato che nel 2013 ottennero il 25% circa dei voti.

Dopo questo breve accenno ai dati percentuali, possiamo passare ad una riflessione sui fatti più che sui numeri. Le scelte economiche in primis, ma in generale anche morali e comunicative portate avanti fin dal governo Monti, concentrate nel far passare l’austerity come la soluzione ad ogni male, hanno aumentato in modo notevole la distanza tra la politica e la società reale, fatta di persone che ogni giorno affrontano centinaia di problemi. C’è chi deve pensare a come arrivare a fine mese, chi pensa a come trovare un lavoro qualsiasi, ci sono migliaia di giovani che emigrano oppure che si accontentano di contratti stage sottopagati (o gratis nel peggiore dei casi, dovendo anche rimetterci i soldi per il viaggio casa-lavoro), ci sono famiglie che pensano a dare un futuro ai loro figli e nipoti sperando di riuscire a raggiungere la pensione, ci sono persone che a malapena riescono a fare la spesa al supermercato per loro stesse.

Certo, poi ci sono anche tutti quegli individui che si credono più furbi degli altri, come chi evade le tasse e non mi riferisco tanto al piccolo commerciante che per mandare avanti l’azienda o il negozio emette una decina di scontrini in meno al giorno, piuttosto ai grandi im-prenditori che, oltre a pagare poco i dipendenti e ad avere poca cura della loro salute fisica e mentale e della loro sicurezza, evadono pure migliaia o milioni di euro; oppure a quei finanzieri e banchieri che utilizzano la politica come uno strumento a discapito dei cittadini e del loro benessere economico.

Queste cose però le sappiamo tutti, bene o male, a parte chi non vuole vedere la realtà e continua a difendere il “sistema”, inteso come quel modo di fare le cose egoista e che tende a togliere agli altri per dare a sè stessi. Dopotutto l’italiano medio è così: non voglio parlare troppo in generale e nemmeno coinvolgere anche altri paesi oltre l’Italia, visto che io sono italiano e vivo qui, non posso permettermi di criticare le società delle altre nazioni, almeno non in modo così dettagliato come sto per fare.
Per quanto riguarda l’Italia, però, non neghiamo lo stato delle cose: ci sono tantissime persone che pensano solo a loro stesse, si fa fatica persino a mettersi d’accordo in un condominio, figuriamoci in un Paese o anche solo in una città. Un classico esempio che chiunque viva in affitto può confermare, riguarda quella situazione in cui vuoi mettere/fare qualcosa a casa tua, ma a una parte (non tutti, in genere) del condominio non sta bene e quindi non puoi. Altri esempi di egoismo o inciviltà? Quanto spesso ci capita di vedere rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti, magari anche materiali che non c’entrano niente, tipo una sedia di legno di fianco a un bidone del vetro? Volendo semplificare, quanto spesso capita di vedere cartacce buttate a terra nel parco con un cestino per la raccolta ad appena dodici metri? E non sono solo gli immigrati clandestini a fare così, come qualcuno potrebbe pensare: no anzi ci sono un sacco di italiani o comunque di cittadini regolarmente registrati che tengono questi comportamenti. Forse lo fanno un po’ per sentirsi ribelli, per dire “Fuck the police” o “Fuck the system”, senza capire, a causa della loro ignoranza, che in realtà stanno semplicemente contribuendo a rovinare le cose per tutti invece che a migliorarle.

Proseguiamo con esempi di furbizia? Chi non paga il biglietto del bus o del treno, chi parcheggia nel posto riservato ai disabili negli orari in cui non è possibile farlo, chi scappa da un ristorante senza pagare, chi utilizza violenza e bullismo per sentirsi superiore, chi offende gli altri per un qualsiasi motivo, chi utilizza le altre persone per un proprio vantaggio.

Questa è la nostra società. Quanti di questi esempi appena citati abbiamo visto coi nostri occhi o abbiamo vissuto in prima persona? Ognuno di noi ha fatto qualche cazzata nella sua vita, questo è chiaro, non siamo perfetti e sbagliamo, qui non si vuole fare la morale a nessuno, piuttosto l’intenzione è quella di suggerire una riflessione.

Come possiamo cambiare le cose

La domanda quindi sorge spontanea: Cosa ci possiamo fare? Siamo dei semplici esseri umani normali, non possiamo fare miracoli, questo è vero. Possiamo però fare delle piccole cose, possiamo smettere di buttare le carte per terra, possiamo fare un sorriso in più alla cassiera del supermercato, possiamo essere più gentili per strada e fermarci per far passare un pedone o per far uscire un’altra auto da un parcheggio.
Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa, nessuno dice che bisogna impegnarsi al 150%, ma almeno osservare alcune regole comuni che ognuno può comprendere moralmente senza bisogno di vederle scritte. Dopotutto, non ci dà forse fastidio quando siamo in auto e non riusciamo ad uscire ad uno stop perchè c’è traffico? Oppure non ci fa innervosire a morte quando facciamo una rotonda e qualcuno non mette la freccia e ci taglia la strada e ci suona pure il clacson contro? Ancora, non è brutto andare al supermercato ed essere trattati male dalla cassiera?
Tutte queste situazioni generano rabbia e stress, probabilmente anche l’altra persona che è stata maleducata con noi ha avuto una pessima giornata.

Non bisogna essere sempre gentili per forza con tutti e ad ogni costo, ma cerchiamo almeno di non fare ciò che non vogliamo accada a noi e di fare invece ciò che vogliamo ricevere. Proviamo intanto a partire col piede giusto, poi se qualcuno proprio esagera lo mandiamo ben volentieri a quel paese, non sempre la gentilezza è la sola risposta, ma allo stesso modo al contrario la maleducazione a prescindere non è l’unica via.

Cosa c’entra tutto questo con la politica? Hai bevuto prima di scrivere?

Può non sembrare, ma le considerazioni fatte finora hanno a che fare con la politica. Perchè fare politica significa fare delle scelte. “Politica” dal dizionario Treccani significa “arte di governare”. Dal mio punto di vista, questo riguarda anche come “governiamo” le nostre vite. Ogni scelta che facciamo influenza un meccanismo molto più grande che potremmo chiamare “sistema” o “economia” o quello che preferite a seconda dei casi.

Quando acquistiamo un bene al supermercato stiamo facendo una scelta. Non è per essere sempre contro ai grandi e potenti signori che tirano le fila economiche del mondo, come qualcuno potrebbe pensare, però fermatevi un attimo a pensarci: Se compro l’acqua della Nestlè, la Nutella della Ferrero, il gelato della Algida (gruppo Unilever), le bevande della Coca Cola, sto praticamente alimentando il loro business. Attenzione: non è che voglio dire che siete delle pessime persone se organizzate una festa e comprate i gelati Algida e le bottiglie da 2L della Coca Cola perchè piacciono a tutti, e in più preparate dei buonissimi panini alla Nutella. Parliamo nello specifico della vita di tutti i giorni, magari chi senza pensarci compra ogni settimana 2 casse di acqua Nestlè perchè costa poco o perchè “boh mi piace l’etichetta”.

Io lo so bene: la maggior parte delle persone non ci fa caso e compra le cose senza neanche pensarci. Non è che io faccia solo acquisti perfetti, anche io ho le mie debolezze alimentari, ma ci avete mai pensato?

Siamo in Italia, uno dei Paesi che dal punto di vista alimentare è tra i migliori se non addirittura il migliore, e lo sappiamo tutti. La pasta italiana è conosciuta ed esportata in tutto il mondo, così come un sacco di altri prodotti tipici nostrani.

Allora, invece di comprare e favorire le aziende straniere e multinazionali, se possibile perchè non prediligere l’acquisto di prodotti realmente made-in-Italy e, magari, prodotti locali, soprattutto per quanto riguarda frutta, verdura e prodotti freschi?

Vi chiedete ancora cosa c’entra questo con la politica? Beh, se una azienda multinazionale continua a guadagnare grazie a noi, avrà sempre più ricavi e avrà sempre più potere, quindi potrà influire in modo più pesante sulle decisioni politiche ed economiche di varie nazioni. Supponiamo per un momento, chiaramente in modo utopico e irreale, che la Barilla decida da domani di raddoppiare il prezzo dei suoi prodotti, perchè ormai ha quasi il monopolio del mercato. Altrimenti, pensiamo se il “cartello delle telecomunicazioni” TIM-Vodafone-Wind-Fastweb decidesse di raddoppiare le tariffe dei suoi abbonamenti fissi e mobili. Cosa fa l’utente normale? Chiaramente si incazza, ma spesso continua a pagare perchè non può fare altrimenti se vuole quel prodotto o servizio. Non è quello che sta succedendo pian piano? Invece di aumentare i prezzi del 100% al colpo, li aumentano dello 0,5% alla volta, non te ne accorgi, ma a poco a poco stai cuocendo il tuo stipendio e la tua esistenza, come la famosa storiella della rana che, se posta sull’acqua bollente salta e scappa via, ma se posta in acqua fredda e scaldata poco a poco, rimane lì fino ad essere cotta.

Conclusioni

In conclusione, ogni nostra piccola scelta influenza le nostre vite e, indirettamente o direttamente, le scelte di altre persone. Votare un certo partito o acquistare un certo prodotto ne aumenta la popolarità.
La “massa”, cioè le persone medie, comuni, tendono a preferire ciò che è già conosciuto e provato. Se dovete scegliere un hotel per la vostra vacanza o un ristorante per la vostra cena, preferite quello che ha più recensioni positive su TripAdvisor o quello che non ha nemmeno una recensione e che nessuno conosce?
Allo stesso tempo però, una persona qualsiasi tende a valutare il giudizio di altri individui di cui si fida. Tornando all’esempio di poco fa, se lo stesso ristorante o hotel hanno una ottima valutazione, ma il vostro migliore amico, vostro padre e vostro cugino vi dicono che si mangia/si dorme malissimo e che il servizio è pessimo, a chi crederete di più?
Ci sono quindi tutta una serie di meccanismi psicologici e sociali che entrano in gioco. Magari parleremo meglio anche in un’altra occasione di quello che riguarda la comunicazione.
L’entrata in gioco dei social network ha avuto un ruolo enorme nella diffusione delle idee e delle notizie in contrapposizione al classico sistema mediatico “mainstream”, cioè giornali e telegiornali.

Ora spero che il concetto sia un po’ più chiaro: le scelte politiche di alto livello, cioè nazionali ed internazionali, sono frutto principalmente delle noste piccole scelte quotidiane. Continuare ad acquistare certi prodotti o servizi a discapito di altri, aumenta anche solo banalmente i dati statistici verso una azienda rispetto ad un altra, quindi aumenta il suo potere. Una grande azienda che può imporre o comunque “suggerire fortemente” le proprie intenzioni ai tavoli economici, inizierà a pensarci due volte su quello che vuole fare, se vede che il suo pubblico di acquirenti cala. Pensate un momento a quello che è successo con l’olio di palma: grandi critiche, giuste che siano o meno, grandi mobilitazioni, grande risalto mediatico ed ecco che un sacco di imprese importanti, come la Mulino Bianco, iniziano a cambiare le loro abitudini.

Per quanto possa sembrare piccola e insignificante, ogni scelta ha un valore.
Credere che “tanto non cambia niente” è la cosa più sbagliata che ci possa essere. Se ognuno di noi invece di dire che “è impossibile battere il sistema” provasse ad impegnarsi per batterlo, se tutti noi nel nostro piccolo tentassimo di comportarci meglio e fare qualcosa in più, sempre entro i limiti di quello che vogliamo e non vogliamo fare, a poco a poco le cose possono cambiare.

Il 2018 non sarà, secondo me, l’anno della rivoluzione culturale, ma può essere l’inizio del cambio di paradigma. L’ultimo risultato elettorale nazionale non sarà il migliore di tutti, ma se ci pensate rispetto a quello che sta succedendo in Europa, siamo i primi ad avere un governo che quantomeno è di completo distacco rispetto al passato.

Ci tengo a fare una precisazione politica, per onore della verità: Personalmente credo poco nella Lega visto il loro passato, e ho tante aspettative verso il Movimento 5 Stelle che spero non vengano meno a causa delle loro decisioni. In ogni caso, non penso assolutamente che si debba andare a votare e poi aspettare i risultati. Dobbiamo tutti impegnarci un minimo per cambiare e migliorare questa società.

Chi dice “non me ne frega nulla” o chi continua a non voler accettare la realtà, sta solo cercando di fuggire dai problemi per non affrontarli. Se vogliamo davvero una società e un Paese migliore, un mondo migliore, ci vorranno decenni e forse più, ma da qualche parte bisogna iniziare. Non arrendiamoci e non molliamo.

Ce la possiamo fare, coraggio!

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